Tara, la dea della Compassione

Bodhisattwa di Avalokiteswara

Tara, la dea della Compassione

Tārā, letteralmente in sanscrito significa “Stella” è un bodhisattva femminile – dal sanscrito: बोधिसत्त्व bodhi-sattva “esistenza illuminata” – del Buddhismo tibetano.

Rappresenta l’attività compassionevole (in sanscrito: karuna) e la conoscenza dell’intrinseca vacuità di ogni dualismo (prajñāpāramitā).

Con Tārā si intendono numerose diverse emanazioni e forme che identificano diversi aspetti della vita umana, che l’esistenza femminile illuminata ha incarnato, metaforicamente, durante la sua esistenza.

Secondo le Cronache Tibetane, la prima comparsa di Tara in Tibet è dovuta alla principessa Nepalese Tritsun, figlia di Amsurvarman e moglie del re Songtsen Gampo (569-650), che ne porta una statua in legno di sandalo con sé.

Tārā è ricordata attraverso l’utilizzo di un Mantra, una combinazione di suoni che viene ripetuta in serie numerologiche ordinate (108 ripetizioni la più utilizzata). La sua traslitterazione è “Om tare tuttare ture swaha”. Il significato che queste parole hanno, al di la del loro suono, è: “Mi prostro al Liberatore, oh Madre di tutte coloro che sono Vittoriose”

È considerata una emanazione di Avalokiteśvara (il bodhisattva della “grande compassione” in un’altra scuola di buddismo, il Mahayana). Questa “esistenza illuminata”, visualizzati i mondi più bassi in cui il ciclo delle rinascite porta gli esseri, mosso a compassione e deciso di dedicarsi alla salvezza di tutti, versò delle lacrime. Da queste si formò un lago in cui nacque un fiore di loto al cui centro si trovava Tārā.

In un’altra leggenda si narra che Tārā, in una sua antichissima manifestazione (Luna della Consapevolezza Primordiale), avvicinata da dei monaci, si sentì dire che avrebbe dovuto mirare a una rinascita come maschio, per poi raggiunge l’illuminazione. Prontamente, ribatté che l’essere di sesso femminile era una barriera per raggiungere l’illuminazione solo per gli ottusi che ancora illuminati non erano.

Prese quindi la decisione di rinascere come bodhisattva femminile fino a che il Saṃsāra non si fosse svuotato.

si esprime su Tara

XIV Dalai Lama

“C’è un vero movimento femminista nel buddhismo che è collegato alla deità Tārā. Perseguendo la sua educazione alla bodhicitta, ovvero la motivazione del bodhisattva, lei pose lo sguardo su quanti si sforzavano di conseguire il pieno risveglio, e si rese conto che erano troppo pochi quanti raggiungevano la buddhità come donne. Così fece un voto: “Io in quanto donna ho sviluppato la bodhicitta. Per tutte le mie vite lungo il percorso faccio il voto di rinascere donna e, nella mia ultima vita quando conseguirò la buddhità, anche allora sarò una donna.”