Trees For Relief

Vivo con Charlie ormai da qualche mese, nella sua fattoria con permacoltura organica al 100% Nepal proof. La fattoria è arrampicata sulle pendici di una cava di pietre che sta esaurendo il suo valore. La collina si chiama Gaggal e dista 30 minuti di cammino dal villaggio di Panauti, nel distretto di Kavre, a circa 45 Km da Katmandu, la capitale e città nevralgica del Paese.

Charlie, originariamente, Patrik, è un ragazzo irlandese di circa 30 anni, la precisione di definizione del tempo, qui sulle montagne, non conta più di tanto. Dopo aver visitato per la prima volta il Nepal nel 2004, una volta ritornato in Irlanda, aveva deciso di andare a cercare fortuna in Australia. Qualcosa, a tutt’oggi ancora inspiegabile per Charlie, lo ha indotto a stracciare il biglietto per Sidney e ritornare in quel paese dove aveva lasciato il cuore. Io, personalmente, credo solo che Patrik, in un modo o nell’altro, dovesse tornare a “Casa”, come me, come tutti noi, un ritorno alla nostra casa interiore.

Nei 12 anni che Charlie ha trascorso in Nepal, da quel momento in poi, lo hanno cambiato molto, addirittura il nome non è più lo stesso, perché dopo diversi anni di vita tra Ashram e Templi, Patrik, ad un Kumba Mela molto particolare, ha ricevuto, tra le tante di quel periodo, la benedizione del suo Guru, affinché potesse divenire, a tutti gli effetti, anche lui stesso, un Baba.

Capita a volte, nelle pause pomeridiane o dopo cena, che Charli inizi a raccontare qualche storia della sua vita. La mia meraviglia, difronte ad ognuna di esse, è, ogni volta, enorme. Non per la stranezza di quello che racconta, ma per la sincerità e la purezza di cuore con cui lo fa. Non credevo si potesse provare un tale sentimento nei confronti di una persona ma, immergendomi nella cultura del posto in cui vivo ormai da un anno, ho iniziato a comprenderlo e Charlie è il primo uomo verso cui il mio istinto mi porterebbe ad inchinarmi di fronte a lui toccandogli i piedi in senso di rispetto. Quest’uomo dalla vita così simile alla mia perché costellata di eventi statisticamente poco probabili, ha il mio pieno e totale rispetto dell’anima. “Namastè” si dice da queste parti. Il suo significato non è un semplice saluto ma è letteralmente “io saluto la divinità dentro di te”. Se ne ho compreso davvero il significato non posso che ringraziare quest’uomo regalmente semplice.

“Non ho mai veramente capito il significato di andare a lavorare in fabbrica o in un ufficio. Vedo piuttosto il valore della vita nella sostenibilità, in una vita vicino alla natura, nutrendosi di cibo davvero sano e godere, di tutto questo, in un posto magnifico.”

∼ Sri Niran Baba Charlie Das

Charlie ha stabilito il suo Duni nel villaggio di Gaggal 4 anni fa circa ed intorno a questo fuoco sacro, scavato direttamente nella terra e quindi con una valenza spirituale estremamente elevata, ha iniziato a costruire la sua fattoria organica. Ora Charlie si prende cura non solo della terra ma anche di 9 mucche da latte che sono al momento quasi tutte incinta. Aspettiamo il primo vitello verso la fine di febbraio. Sarà la mia prima volta che vedrò partorire un “non essere umano”.

La fattoria di Charlie è passata, non solo attraverso il recente blocco del carburante sul confine indiano ma anche attraverso il terribile terremoto del 2015 durante il quale la fattoria di Charlie non ha subito il minimo danno proprio perché costruita con criteri “100% Nepal proof”. Data questa sua resistenza è diventata, nei momenti di crisi, rifugio per circa 50 persone. Nell’immediato post emergenza Charlie è stato in grado di far arrivare, scaglionato nel tempo, grazie a persone che lo conoscevano e che volevano aiutarlo direttamente, circa una tonnellata e mezzo di cibo. Le organizzazioni internazionali, in quell’area, hanno consegnato non più di qualche centinaia di Kg. Charlie racconta ridendo quel tipo di aiuto. Se ci fossimo dovuti basare solo su quello la situazione sarebbe stata drammatica, mi ha riferito.

Charlie dopo quella terribile esperienza ha avuto modo di toccare con mano le pochissime possibilità che hanno gli abitanti nepalesi per uscire dalla loro condizione normale di vita. Nel villaggio ci sono grossi problemi di alcoolismo e di violenza domestica da questo scatenata. I ragazzi ed i bambini non possono far altro che assistere ai comportamenti dei genitori ed emularli, purtroppo, precocemente.

Tutto questo, secondo Charlie, si potrebbe evitare creando una alternativa valida per i ragazzini di questo villaggio. Come fare?

Nasce così Trees For Relief

Un progetto che mira a costruire una struttura polifunzionale denominata “Gumba” o “Dome”:

  • Focolare domestico: casa dolce casa;
  • Punto sanitario perché io stesso sarò ivi residente. Essendo abitata da un medico bedeshi (straniero) questa struttura diventerà facilmente un punto riconoscibile. Per tale ragione sta arrivando, dall’Italia, uno zaino per le emergenze che potrò utilizzare in caso di necessità;
  • Centro-scuola per ragazzi: la fascia di coinvolgimento sarà dai 14 ai 18 anni ed i ragazzi potranno venire nella Gumba ad imparare l’arte di “coltivare gli alberi” nel terreno antistante la casa, infatti, sarà realizzata una nursery per alberi;
  • Green-Nursery per 36 tipologie di alberi da frutto e noci che, sul mercato nepalese, hanno un elevato valore economico.

La fattoria di Charlie ricopre una superficie di circa 40 ropani (1 ropani = 509 metri quadri circa) ed i frutti che questa terra ci può dare sono immensi. Ad oggi stanno già crescendo diverse varietà di grano utili per fare della pasta e del pane all’antica maniera. Ricordando i veri sapori. Un altro aneddoto che mi piace raccontare che riguarda il volontariato che le persone verranno a svolgere è quello della “costruzione di un lago”. Una giornata intera, quando ci sarà un sufficiente numero di persone contemporaneamente, si prenderà una giornata tutti insieme e si scaverà dalla mattina alla sera, nelle vicinanze di un fiume, la notte, col tempo, quel “buco” si riempirà di acqua filtrata dal vicino fiume e noi potremmo utilizzare quel “bacino” per irrigare tutti i nostri campi di verdura a valle non dovendoci preoccupare più di niente nemmeno nella stagione invernale.

Può essere un’esperienza interessante per coloro che, curiosi di un approccio alternativo alla vita, vogliono avvicinarsi a quello di un Paese così particolare da potersi definire, senza alcun pudore, unico al mondo nel suo genere.

Puoi partecipare come volontario ai progetti o contribuire con una donazione.
Scopri come puoi partecipare nella sezione volontariato
I diversi progetti potrebbero avere dei crowdfounding dedicati.
Le donazioni raccolte verranno utilizzate a seconda delle necessità, nei progetti in cui è impegnata Dikesalute.

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