SEI UN FATTONE SE, vuoi studiare la Cannabis in maniera onesta.

Intervista che avevo scritto per il sito della pagina “official sei un fattone se” ma che non sono più riuscito a trovare online in quanto il sito non risulta più presente.

Da quando ho 20 anni mi sento dire che sono un fattone. Per tale motivo, la richiesta da parte di seiunfattonese.it di raccontare loro cosa ci faccio qua in Nepal non poteva rendermi fattone più felice.

Chi sono io in realtà? Sono uno dei tanti che ogni giorno si alza dal letto e affronta la vita anche se gli hanno rubato i sogni e il futuro o perlomeno questo facevo prima di prendere la decisione che, a prescindere da tutto, i miei sogni non me li sarei fatti strappare ed il mio futuro non mi doveva essere “dato” da qualcuno ma potevo guadagnarmelo lavorando sodo.

In Italia avevo quella che si potrebbe definire “la strada perfetta”, ero specializzando in ginecologia con possibilità di carriera in abito accademico, avrei potuto aspirare ad una docenza o quantomeno ad una professione estremamente remunerativa e ad uno status di tutto rispetto. Invece no, mi facevo le Canne. A vederla così sembrerebbe che io abbia dato ragione a tutti quei luminari che, nelle audizioni in commissione giustizia, in tema di cannabis, davano come dato di fatto la presenza di una Sindrome Amotivazionale. (tenete a mente questa sindrome che tornerà utile tra poco)

Dopo il mio primo periodo di gioventù dove, da fervente cattolico, avevo rigidi pletti mentali, ho iniziato a pormi delle domande e a mettere in discussione quello che veniva dato come dogma. La mia curiosità mi ha portato, quindi, a sperimentare la cannabis, “sostanza” che utilizzo ormai da circa 10 anni per placare, nella mente, varie vicissitudini della vita che, essendo non troppo allegre, lascio ad un lettore più curioso che voglia approfondire sul mio sito.

Fatto sta che ho sempre creduto, grazie alla società, di avere seri problemi di dipendenza. Mi erano stati prescritti degli ansiolitici ma, per cocciutaggine e per conoscenza della molecola (ero già avanti negli studi medici), non ho voluto prendere mai nulla affidandomi esclusivamente a quella tranquillità della mente che la Cannabis, la sera, riusciva a darmi. All’inizio era un utilizzo fatto apposta per “spegnere il cervello” volevo solo non pensare a tutto quello che mi circondava e così fumavo per rinchiudermi in me stesso. Il risultato di questa “chiusura”, però, è stato dei più inaspettati, mi accorgevo, man mano, che il mio cervello non si spegneva affatto, si spegnevano forse quegli atti che noi consideriamo normalmente “di veglia”, ma la mente libera dalle preoccupazioni del corpo poteva funzionare molto meglio.


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Recentemente mi è capitato di vedere un documentario sui campi di produzione di Hashish in Marocco. Un vecchietto marocchino con una pipa di hashish in mano ha detto, secondo me, una delle verità più alte su questa pianta: “fumare Cannabis è come andare da un giudice interiore tutti i giorni, vedi onestamente quanto hai fatto del bene e quanto hai fatto del male”.

Dopo aver scoperto le potenzialità mediche della Cannabis, in maniera autonoma sia chiaro, che nessuno la venga a spiegare nelle università, mi raccomando!, è con questo giudice interiore che ho dovuto fare i conti quotidianamente. Più studiavo e più mi rendevo conto di quanto l’uomo possa distorcere la verità a suo piacimento inducendo, nei più “deboli di mente”, un totale controllo delle azioni, basandosi sul concetto di “normalità”. Il giudice alla fine ha emesso la sentenza “non puoi più andare avanti così”. Non potevo più rendermi complice silente di quello che identifico grossolanamente come “sistema”. Vi sembro complottista? Io penso di essere semplicemente realista. Non so cosa ci sia dietro, so solo che, li dove vivevo, non mi sentivo più libero.

Libero di curare le persone, di curare me stesso, di essere, in definitiva, me stesso senza veli. Non accettavo più il compromesso e sono partito. Per fare cosa? Per rendermi responsabile della mia vita al 100%. Ricordate la sindrome amotivazionale? Vivo in Nepal, faccio ricerche, scrivo articoli, mi tengo aggiornato sui fatti italiani, lavoro gratuitamente e ho un cane appresso. Non mi pare io sia poco motivato. Durante il mio viaggio ho concluso un esperimento su me stesso dove ho camminato 17 giorni, facendo un dislivello totale di 10.000 metri ed arrivando ad un altitudine di 5550 metri, il tutto fumando un grammo di Charas al giorno e registrandomi i parametri (pressione, frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno) pre e post somministrazione.

Ma allora, penserete voi, fa male o non fa male? Io credo sia la domanda ad essere sbagliata, tutto può fare bene o fare male a seconda del dosaggio a cui lo si assume, parafrasando Paracelso. Credo quindi che la domanda più corretta da porsi sarebbe “a cosa serve?”

Se posso dare una mia visione personale, la Cannabis serve a risvegliarsi da quel torpore in cui è finito l’essere umano, quel torpore dell’egoismo e della cieca ignoranza dove si stigmatizza come “drogato” una semplice persona che pensa in maniera leggermente differente dalla massa, non rendendosi conto di stare facendo un torto ai “drogati veri”, quelle persone con cui la vita è stata talmente violenta che sono rifuggite in luoghi molto oscuri da cui è difficile uscire. Quelle sarebbero le persone da aiutare veramente. Ma per “il sistema” è meglio che tutto sia considerato uguale, al fine di perpetrare quello stigma di “tossico” anche nelle persone che, impegnandosi realmente, potrebbero cambiare la società. Per cambiare la società, però, ci vuole credibilità ed è li che si è agito, sapientemente, premeditatamente. I tossici non hanno credibilità. Problema risolto.

Cosa mi rimaneva da fare se non accettare l’amara verità? Sono partito verso luoghi dove la credibilità è ancora affidata alla valutazione di quello che sei e quello che fai e non a come ti mostri. Il Nepal è un paese magico da cui tutto il mondo avrebbe qualcosa da imparare, Dikesalute, nel suo piccolo, sta cercando di portare quanta più conoscenza possibile al fine di stabilire, anche scientificamente, che la pianta Naturale è più efficace di quella forzatura della natura che sono gli “strain medicali”.

Far combaciare il concerto di sostanze presenti all’interno della Cannabis con l’armonia dell’anima di un uomo è obiettivo che solo la Natura può fare. L’uomo è limitato. Diretta conseguenza di questo limite è che provi un irrefrenabile desiderio di imporsi sul proprio simile. Un mendeliano senso di riscatto verso la società. Provate ad immaginare se questa tendenza scomparisse nel genere umano. Un bel casino per il sistema, no? Ecco, forse è per questo che la Cannabis, nonostante tutto, rimane illegale. Ed è per questo che io, nonostante tutto, sono orgoglioso di essere un Fattone.

Un saluto, dal Nepal, dove, per fortuna, la Natura è ancora libera di esprimersi.

Hari Om