Nomina sunt omina: l’infame Marijuana

Cannabis Sativa Linneum, Canapa in italiano. La Canapa è una specie sola, dotata di uno straordinario corredo genetico, che le permette diverse espressioni in diversi ambienti, ma che rimane sempre, nonostante la stragrande diversificazione di varietà, incrociabile con sè stessa e sempre in grado di generare progenie (semi) fertile.

Cento anni fa, per demonizzarla e farla sembrare il peggiore di tutti i mali (e non riesco ancora a rendermi conto bene del perché, nonostante ci abbia scritto sopra dei libri), per confondere l’opinione pubblica e la classe medica che la continuava a ritenere estremamente utile, il “giornalismo scandalistico” (per intenderci quello che, tramite falsi allarmi, provoca reazioni di paura verso qualcuno o qualcosa…) inventò un nome: Marijuana.

Marijuana, in “slang” nordamericano/messicano era il nome usato per un tabacco di bassa qualità. Grazie a questo nome, spesso confondendola con la Datura (scrivevano marijuana, o “locoweed”; la locoweed è la Datura Inoxia, potente allucinogeno che può facilmente essere mortale), riuscirono a scrivere ogni genere di infamia contro la Canapa rendendola la marijuana, nel vissuto della gente, una cosa da temere e da evitare a tutti i costi. E da far evitare, se necessario rinchiudendo o addirittura eliminando chi ne faceva uso.

Purtroppo questo atteggiamento continua. Si continua a scrivere infamie contro una pianta che si sta sempre più dimostrando davvero un “regalo degli dei”. Continuano ad essere rinchiusi ed eliminati consumatori ed entusiasti della Canapa. Siamo ancora in guerra: una guerra che dobbiamo combattere anche contro un’opinione errata da parte della maggioranza della popolazione, che da cento anni continua ad essere bombardata da bugie e falsità che quasi sempre provengono da un’informazione “ufficiale”. E allora dobbiamo sempre stare attenti alle strategie che adottiamo e, poiché questa guerra è combattuta anche con l’informazione, al linguaggio che adottiamo quando parliamo della nostra amata pianta. La canapa!

Non la marijuana, perché’ solo a sentire questa parola molti, troppi, hanno pensieri negativi, di rifiuto, di paura… (e a volte, troppo spesso, ci casca il morto). Ed altri hanno pensieri di guadagno facile…

Le cosiddette “droghe” erano state vietate (negli stessi anni in cui si inventava la marijuana) per motivi di carattere sanitario ed economico: avrebbero creato spese inutili alle aziende sanitarie dei vari Paesi. Nel 2005 l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) chiedeva a tutti gli Stati del Mondo di cambiare le legislazioni sulla Cannabis Sativa Linneum per permettere alla classe medica di poterla nuovamente utilizzare come farmaco. Gli Stati chiesero tempo, per poter fare accettare la cosa all’opinione pubblica (non potevano certo dire: “vi abbiamo preso in giro fino a ieri, ma da oggi vi diremo la verità”). Magari le persone si potrebbero render conto di essere prese in giro anche da qualcos’altro.

È necessaria un’informazione precisa, con un linguaggio corretto: scientificamente ed eticamente. Mi è capitato di vedere recentemente scrivere marijuana light riferendosi a confezioni di canapa industriale (la canapa industriale, per il suo basso contenuto di THC, non è legalmente considerabile marijuana). Ho visto pubblicizzarla come prodotto da fumare (e quindi collegandola ad una pratica ancora condannata, per il lavaggio del cervello che dura da un secolo). Presentarla come “legale perché contiene meno dello 0,6% di THC” (ricordo che il limite di THC per le piante “legali” in campo è dello 0,2%. Fino allo 0,6% l’agricoltore non ha semplicemente conseguenze penali). Venderla a prezzi da marijuana…

Tutto questo non è eticamente corretto e porta ad una considerazione della Canapa negativa da parte dell’opinione pubblica. Se vogliamo vincere la guerra, e riuscire a riabilitare completamente la nostra amica Canapa, dobbiamo far capire a chi è contrario alla presenza di questo vegetale che il suo rifiuto è dovuto a pregiudizi culturali. E dobbiamo avere la cultura di farglielo capire con il suo linguaggio, e non il nostro… altrimenti non funziona.

Una considerazione in più: con la Canapa industriale fino ad ora si parlava semplicemente di “tisane di canapa”, e tutti vorrebbero cimentarsi a produrre le “tisane”. Attenzione: un conto è seccare, pulire e conservare sani poche centinaia di grammi di infiorescenze di Canapa. Un altro conto è fare lo stesso lavoro per decine (sconsiglio centinaia, per problemi di costi/mantenimento qualità) di kilogrammi di materiale. E più se ne fa, più ci sono grossi problemi di mantenimento entro i limiti (stabiliti per garantire un prodotto alimentare sano) della carica batterica e delle muffe presenti sulle infiorescenze (non devono essere presenti dal momento della raccolta in campo, altrimenti si moltiplicano anche sulle piante sane). Tanti mi chiedono di fare “sinsemilla” da canapa industriale: non fatelo, le piante mature potrebbero contenere quantità di THC abbastanza alte da farvi avere grossi problemi in caso di controlli.

Franco Casalone per Soft Secrets
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