Continua il discorso costruttivo con Giuseppe Nicosia sulla Cannabis Terapeutica

A seguito del mio articolo, il buon Giuseppe Nicosia, ha risposto manifestando sia le sue idee sia la volontà di avere un confronto costruttivo con me. Parlare civilmente delle proprie idee è una cosa che ritengo alla base del processo evolutivo umano. Per questo motivo vorrei provare a rispondere.

Su cosa potrei basare la mia risposta? Non ho altri mezzi che valutare le parole scritte da Giuseppe e provare a dare quella che è la mia opinione su di esse.

Vorrei introdurre l’analisi con un pensiero generale, le parole di Giuseppe non solo mi hanno vividamente ricordato il motivo per il quale ho lasciato il mio paese, ma hanno reso ancora più chiaro a me stesso perché io non riuscissi più a vivere in un paese imprescidibilmente permeato da una mentalità che propende più verso l’insicurezza e la paura piuttosto che affrontare soluzioni difficili e radicali (nel significato semantico e non politico della parola).

Le citazioni, in rosso, sono la trascrizione integrale del lungo messaggio di risposta di Giuseppe, a seguire di ogni parte ho cercato di spiegare il mio punto di vista.


“preferisco rendere pubblici i miei pensieri, dando magari esempio (permettiamoci quest’arroganza) di far comprendere come dovrebbero svolgersi gli scambi di opinione tra persone civili e intelligenti quali siamo”.

Quest’affermazione pone chi scrive su un ideologico gradino superiore (parole in grassetto) in quanto, se a seguito del mio scritto si è reso necessario un “esempio di civiltà ed intelligenza” significa che questo stesso è stato percepito come l’opposto. Fair enough. Accettiamo l’esempio e proseguiamo.


Le alternative sono gli insulti, come appunto avrai notato nei commenti al post di Lisa, o le denunce dagli avvocati, a cui spero non si arrivi mai.

Sebbene Lisa possa avere dei toni stridenti, antipatici, talvolta boriosi, per come è fatta lei (e se la conosci dovresti saperlo) non è in grado proprio di insultare nessuno. Stefano,invece, si applica un po’ di più devo darti atto; gli insulti che sono volati io, sinceramente, li ricordo verso chi sosteneva l’autoproduzione. Mai nessun malato è stato insultato o denigrato.


Tu sei fuori dal Paese, e non vivi dinamiche che noi affrontiamo quotidianamente. Purtroppo, per avere un parere su qualcosa, bisogna conoscerne ogni aspetto. Non è così semplice sentenziare correttamente su qualcosa, specie avendone un’idea viziata.

Questa affermazione mi ha fatto sovvenire alla mente il “profilo 1” che ho descritto nell’altro articolo. Non essere fisicamente in un posto non preclude il fatto che io possa capirne le dinamiche attraverso la logica. Io cerco di non sentenziare mai, ma di argomentare ciò che sostengo affinchè gli altri lo capiscano e possano fare le loro valutazioni. Non ho alcuna base logica per pensare che la mia idea sia viziata in quanto ho conosciuto quasi tutti i protagonisti del mondo cannabico italiano di persona e ho potuto farmi una mia idea personale sul quadro generale.


Tu hai scritto che si è sostenuta “l’abissale differenza tra Cannabis a scopo Ludico e Scopo terapeutico” Non puoi dirlo a me, e non tu.

Infatti, in italiano, la forma “essersi sostenuta” è chiamata impersonale. Non l’ho detto a te. Tu però l’hai presa come tale (sempre profilo1 altro articolo) e pertanto hai continuato.


Mi batto con tutte le mie forze per la legalizzazione, e non sto parlando solo di scrivere articoli, dare risposte sui social network e presidiare a qualche banchetto distribuendo volantini. Non è una critica a nessuno la mia, ne’ un volersi vantare di chissà quali imprese. Il mio sogno è poter tornare un cittadino qualunque, che cura le proprie passioni e sta in pace col Mondo.


Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Sicuro Giuseppe che vuoi tornare ad essere una persona qualunque? Perché da come scrivi e da come interpreti le vicende (vedremo poi) pare proprio che ti piaccia essere “il paladino della giustizia” e l’umiltà un po’ forzata che dimostri nelle parole potrebbe essere interpretata come poco sopra, una scusa non richiesta che metterebbe alla luce una debolezza nascosta. Questi però sono ragionamenti speculativi ed inutili.


Secondo, non puoi dirlo tu che sei un medico: sai benissimo che, proprio per delle leggi “proibizioniste” che stiamo cercando di cambiare, non abbiamo altro modo che sottostare alle volontà del Ministero, per aiutare chi ne ha bisogno.

Sempre profilo 1: non importa se siamo stati incarcerati ingiustamente, non ci pensiamo, è troppo doloroso, quello che conta è “assecondare i secondini” e cercare di uscire prima per buona condotta. Le regole sono giuste, in quanto “regole”. Le motivazioni delle stesse possono essere anche poco considerate. Fair Enough. Io la penso diversamente.


Cosa fai se, ad un bambino che è venuta un infezione, serve della penicillina? Spieghi al padre che deve coltivarsi della muffa? ..o la coltivi tu stesso? In quel caso però non farai più il medico: diventerai una casa farmaceutica.
Io sogno di poter coltivare cannabis terapeutica da destinare ai malati: ne farei così tanta da far abbattere il prezzo sino a …1€ a grammo; e a 5grammi, 2 in omaggio!!!
Ci scherzo su, anche perché hai scritto un botto, ed io devo rullarmi un altra canna…anche per restare calmo: c’hai provato a farmi incazzare!?!?!

No Giuseppe, io non ho provato a fare arrabbiare nessuno, se questo, invece è il sentimento che in te si è scatenato mi viene il serio dubbio di aver centrato qualche verità inconscia che si manifesta come “incazzatura”. Non sprecare energie nella rabbia, è il più distruttivo dei sentimenti da alimentare. Spingendomi oltre, sai perché ti sei incazzato? Secondo me ti sei arrabbiato perché queste mie parole ti mettono di fronte all’amara verità: quello che tu sogni rimarrà tale, irreale. Non in quanto impossibile di per se, ma perché le persone come te, in fondo al loro cuore, hanno accettato che sia così.


Il “Dividi et impera”, andrebbe riferito allo scontro tra pazienti in cura con cannabis e sostenitori dell’autoproduzione: entrambi amano la stessa pianta.
Hanno bisogni diversi, ma che possono facilmente cambiare: un antiproibizionista può ammalarsi ed avere bisogno di un medico, e il malato può ritrovarsi a desiderare di girarsi una canna con gli amici.

Lo scontro che tu hai definito è esattamente la radice del problema, tu lo stai alimentando, dicendo che un “malato” può iniziare ad aver voglia di “farsi una canna”. Stai dando un messaggio completamente erroneo e fuorviante. Sottolinei la divisione tra “malati” e “sani” e non riesci proprio a concepire che, ad oggi, tutti siamo malati a seconda delle prospettive. Dividendo le categorie perpetui nella popolazione il concetto divisivo che fa permanere le persone nella paura con la conseguenza che sarà sempre più difficile per loro rendersi autonomi e responsabili della propria vita.


Il Medico è un uomo che ha fatto solo più esperienza, e la mette a disposizione degli altri. Nella nostra società capitalistica, il Medico esercita la sua professione per vivere. Per esercitare tale professione, e lo sai bene, è soggetto a rispettare regole che hanno dei costi economici.

Vedi perché ho scelto di partire? Società capitalistica, non voler dover “esercitare una professione per vivere” e non dover sottostare a costi economici totalmente over calcolati il cui sovrapprezzo dà da mangiare ad una buona fetta di persone che senza fare nulla tutto il giorno sono convinti che la Cannabis porti ad una “sindrome Amotivazionale” quando sia io che te siamo due chiari esempi viventi dell’enorme errore di questa affermazione.


Immagino che in Nepal ci siano realtà completamente diverse: tu, dove ti trovi adesso, puoi organizzare un ambulatori da campo se lo ritieni necessario?

L’ho già fatto diverse volte ed è andato a gonfie vele, le persone erano entusiaste e ho potuto raccomandare alle mie signore di farsi una passeggiata nel bosco ed andare a raccogliere le foglie di Cannabis per mangiarle.


 

Potresti farlo in una piazza italiana, senza richiedere alcuna autorizzazione? Quante cose ti chiederebbero di “rispettare”?

No non potrei, infatti è per questo che nel mio paese non sono più libero, perché mi chiedono di rispettare acriticamente quello che vogliono “loro” o che “loro” hanno stabilito. Questa imposizione l’ho reputata lesiva per la mia dignità personale di pensiero. Se tu accetti la situazione sono ben contento per te, ma questo indica che le nostre due indoli sono profondamente differenti. La tua riesce ad “accomodare i principi di giustizia” molto più della mia. #Mannaggiaamme.


Quando parli dei pazienti che “vogliono una soluzione”, a chi ti riferisci?
In questa categoria da te coniata ci vedo tutte quelle persone colpite da una sciagura improvvisa. Un padre che sente diagnosticare un tumore al figlio, rivolgendosi proprio ad un medico ricerca la soluzione. Di solito ci si rivolge ad un oncologo che ti prescrive un chemioterapico, e finisce lì.

Anche in questo passaggio hai mostrato di non essere in grado di intendere quello che è il mio pensiero in quando ne hai dato un interpretazione erronea e secondo la tua prospettiva. Hai infatti associato ad un concetto sconosciuto, ma che evoca vividi ricordi in te, semplicemente quello peggiore, il bambino col tumore, senza applicare un ragionamento logico che a mio avviso era abbastanza scontato (chiedo scusa perché evidentemente non lo era). Le persone che cercano una soluzione non sono per niente quelle che hanno subito una sciagura improvvisa, al contrario, sono tutte quelle persone, milioni se non decine di milioni, che hanno un problema noto da tempo, che la medicina definisce idiopatico o aspecifico, e sulle cui caratteristiche è molto lungo e difficile fare degli studi come pretendono “i grandi scienziati” e, grazie a questa loro presunzione si arrogano il diritto di stabilire il benessere/malessere di una persona. Le altre io le chiamo tragiche fatalità. Le prime, ovviamente, sono molto più frequenti delle seconde.


Oggi fortunatamente la medicina inizia ad avere un approccio integrato contro la malattia, e si inizia a vedere il farmaco come un mezzo per ottenere la soluzione, e non come la soluzione stessa al problema.
Però, il farmaco con cui cerchiamo di curare noi, non è “legale” in Italia. O meglio: è legale l’uso terapeutico di una sostanza molto “criminalizzata” a livello legislativo. Questo farmaco non si può auto produrre, che poi non è neppure quello il problema: conosco diverse persone che sono riuscite a coltivarsi canapa, a fare dei buoni estratti, e a curarsi da soli. Franco Casalone è bravissimo nel preparare estratti e resine, e lo fa come faceva il Dott. Prof. Valieri, ossia con la canapa italiana. Anche Christian Ferri si prepara l’olio con cui si cura.

Entrambi (anche se con Christian abbiamo delle questioni da risolvere) sono diventati bravi e riconosciuti nel mondo cannabico per una ragione. Il loro puro e semplice amore per questa pianta. A cosa servono i titoli scientifici quando il solo impegno incondizionato porta a risultati del genere?


Il vero problema è che, quando inizi a stare male, hai un immediato bisogno di curarti. Cosa fai allora se vivi in Italia? O vai dallo spacciatore, o dal farmacista.

Altro motivo per cui ho lasciato la mia professione è che, al giorno d’oggi, le due figure stanno assumendo dei tratti comuni in maniera preoccupante (questa è una mia valutazione personale basata sulla mia, sempre personale, esperienza). Questo poneva me, come medico, se proseguiamo nel parallelismo, come il “fornitore dello spacciatore” ed era una cosa con cui non riuscivo a fare pace nell’anima.


Dopo le prime forniture, magari ci sono persone che decidono di rischiare coltivando cannabis. Ma la maggior parte preferisce comunque affidarsi a qualcuno che possa aiutarli nel trovare la giusta posologia, o per avere il farmaco in forma tale da renderne più semplice l’assunzione.

Non vedo come una coesione sull’ideale di autoproduzione possa ledere questo semplice diritto che verrebbe notevolmente amplificato da una maggiore consapevolezza su più fronti.


Continuo con l’analisi del tuo pensiero:
Non è che fino a quando “qualcun altro”, in base alle regole e alle normative vigenti, non decreterà la liceità di una condotta, questa viene ritenuta sbagliata. Il problema è che è ILLEGALE, e la gente rischia di finire in galera anche quando gliela passa la ASL. Non è che “Si fa quello che si può e si deve essere contenti di esserlo riusciti a fare”, è proprio che l’alternativa e che me ne sto a casa a scrivere sui social, e chi si vuol curare si cura, e con cosa si vuol curare sono fatti loro! A me l’erba non mancherà mai; chi me lo fa fare stare qui a discutere con te della salute di 25 milioni di italiani?

Ecco riportato in maniera chiaramente esplicita il motivo della tua appartenenza al profilo 1 (sempre secondo me). Se tu hai la certezza che l’erba, a te, non mancherà mai, chi te lo fa fare di dare il 100% rischiando questo tuo status quo? È conservazione della specie. A seguito di questa sicurezza (di fare un atto illegale rimanendo impuniti) si è molto più portati a rispettare le leggi in quanto questo diventa il presupposto per la “non punibilità”. Il tuo stare a discutere fino alla notte è lodevole ma purtroppo non è che inquadrabile come un tentativo del tuo subconscio di accettare questo compromesso, “per continuare a farlo così devo rispettare la legge, la galera l’ho già fatta e non ci voglio tornare”. Non c’è alcun giudizio in questo credimi, io avrei fatto lo stesso e lo stavo facendo continuativamente prima di comprendere che stavo mentendo in primis a me stesso e di decidere, conseguentemente di non essere più partecipe.


Mi sento offeso nel vederti analizzare così in profondità, solo il lato aulico del problema. Bisogna scendere nelle fogne: in Italia tolgono la patente a chi usa cannabis per curarsi. …sempre che non decidano di metterlo in galera. Dove la trovi la cannabis per curarti, o curare i tuoi cari in Italia? E quando la ottieni, chi ti garantisce che dormirai sonni tranquilli?

Mi stupisco nel leggere di un’offesa a seguito di un ragionamento privo di senso. Sono perfettamente consapevole del lato pratico della questione, sono alla disperata ricerca di una soluzione per questo problema e, devo dirti onestamente, che sono ad un buon punto del ragionamento, entro la fine di quest’anno vedrò sulla mia stessa pelle se quello che ho in mente è una baggianata o meno. Quello che offende me, invece, è essere a conoscenza di come, negli anni 2000 Alberto Sciolari e Pazienti Impazienti Cannabis importavano direttamente il farmaco dall’Olanda con anche la possibilità di farlo rimborsare semplicemente dalle ASL. L’iter burocratico all’inizio era complesso ma, una volta stabilito, era una “macchina che andava da sola”. Da quando si è iniziato a comprendere il potenziale economico dietro questa pianta, magicamente, è diventato tutto complesso. Omettere questa parte di storia dà alla vicenda in generale una interpretazione totalmente differente che fuorvia le menti e le conduce lontano dalla verità. Non mi piace dovermi preoccupare di “dormire sogni tranquilli”, già lo faccio, ogni giorno, perché come dormo dipende solo dalla mia coscienza. Questa piccola malefica dentro di me, io sono solito analizzarla e processarla ogni istante della mia giornata affinchè, una volta sera, io possa addormentarmi come se fosse l’ultima volta. Tranquillo di aver orientato tutte le mie azioni al “bene universale” e non al mio “bene personale”.


Attenersi alle leggi, seppur sbagliate, limitanti, criminali e criminogene, è ATTUALMENTE l’unica soluzione per curare con la cannabis in Italia. Certamente dobbiamo continuare a batterci affinché domani non sia più così. Ma non è giusto far attendere chi sta per morire oggi, e chiede pace per le sue pene. Le mie canne libere, sento che possono aspettare… perché tanto fumo anche se è illegale!
Perdonami se sorvolo sul punto due, ma penso che entrambi la pensiamo allo stesso modo sul significato del termine “drogato”: Chi usa cannabis in modo responsabile, che sia per meditare o per sognare, non sarà mai un drogato. Sorvolo su tutte le altre volte che accenni al concetto di “etichettare come drogato chi..”

Attenersi alle leggi è sacrosanto, barattare universali principi di diritto per convenienza, sia anche quella genuina di far cambiare l’impianto legislativo vigente, io non sono riuscito a sopportarlo. È giusto? Sbagliato? Non lo so. Io posso solo decidere per me e spiegare il ragionamento attraverso cui mi do tale risposta. Hai continuato a dividere “canne libere” e medicina, è il linguaggio di fondo che abbiamo antipodico. Il tuo divide, il mio prova ad unire.


Parlando invece di interessi: tutti siamo mossi da essi. Tu perché ti trovi in Nepal? Non è forse stata tua la dichiarazione di essere partito perché colpito da un drammatico lutto?
L’interesse non può essere anche quello di voler ritrovare la gioia?
Non è tuo interesse ricercare un ruolo: scoprire qual’è il vero motivo perché respiri, bevi e mangi? Questi i miei principali interessi. Poi ve ne sono altri: mi piace veder stare bene le persone. Mi piace vederli sorridere. Forse perché ho visto tante, troppe lacrime. Le ho viste dove tutti sanno che ci sono: dietro le sbarre, sui letti degli ospedali…
Purtroppo le ho viste anche dove non dovrebbero mai stare: negli sguardi di persone che hanno ancora un cuore, ma che non sono più capaci di amare.

Il tuo animo si scuote, parli di interessi e di cosa ti piace fare, sono tutti bisogni dell’essere, io sono partito per eliminare il più possibile questi bisogni. Anche io ho fatto fronte alla sofferenza e ho capito che non dovevo “dare la colpa a nessuno” se non a me stesso. Non potevo cercare di “far cambiare gli altri o le altre cose”, quello che potevo fare era solo cambiare me stesso e le mie cose.


Ti stimo per la tua spiritualità e la tua curiosità. Pensa a chi vive dentro quella gabbia mentale in cui ci chiudono da bambini: se hai imparato solo a colorare i loro disegni prestampati, come potrai dipingere il quadro della tua vita? 

Io non penso “a quelli che vivono in una gabbia mentale”, riconosco di esserci io dentro fino al collo. I disegni prestampati li potevo colorare solo con una matita in bianco e nero. Riconoscevo che, nella mia gabbia, ciò che mi veniva richiesto di fare era di essere standardizzato, come un test, come una medicina; tieni il foglio, colora il disegno, non sbavare, bravo, così è ordinato. Per trasgredire e prendere il pennello bisogna avere coraggio.


La gente dovrebbe imparare, ma come si fa se non c’è il tempo?

Insieme ad un problema fornisci un altro problema, non la soluzione, così, chi ti legge, si continuerà a concentrare sul problema. Ognuno di noi percepisce la mancanza di tempo, ognuno di noi sa che è alla base del mancato nostro miglioramento, ognuno di noi è diventato bravissimo ad ignorarlo. Fair Enough. Io ho preferito trovarlo, il tempo.


 

Se potessi far qualcosa per la vita di qualcuno, a costo di regalare soldi alle case farmaceutiche, cosa faresti? Nel rispetto di chi si cura, o cura i propri cari, nessun idealismo; per favore.

La mia ragazza ha fatto tutto quello che era necessario a prescindere dalle case farmaceutiche, l’amore va oltre. È lo stesso amore, però che mi ha condotto a realizzare che, questa volta, le cose possono essere diverse. Mi addolora comprendere che moltissime persone non vedono la mia stessa soluzione. Non posso fare altro che esserne consapevole e proseguire per la mia strada. Di fronte alla malattia ognuno è libero.


Doppio riconoscimento a chi riesce a produrre da solo il farmaco di cui necessita, ma questi non devono ostacolare chi non può, o non sa. Verrà elogiato certamente per essere da esempio, e chiederemo a lui consiglio; ma nulla più.

L’ostacolo lo poni tu considerando le posizioni ideologiche assurde e prive di fondamento dei signori che poi decidono delle questioni importanti. È lì che tu vedi l’ostacolo e per quello cerchi soluzione, sperando che la tua malleabilità caratteriale e la tua plasmabilità di personalità ti conduca a “mentire al punto giusto alle persone giuste” per raggiungere quel fine che, per te personalmente, è la più corretta soluzione al problema. (sempre profilo 1, guardi a te stesso)


Se mi parli di interessi economici scadiamo nel ridicolo. La cannabis terapeutica, sino al 2015, aveva prezzi di 30€/40€ a grammo. Oggi siamo scesi a 16€/15€ a grammo. Penso che MediComm ne sia direttamente responsabile. Ci sono medici che si fanno pagare 100€ per una prescrizione, ma ho imparato a non criticare neppure loro. Io ho pagato centinaia di euro per visite ortopediche quando mi sono rotto una gamba, lo stesso è successo quando mi hanno operato al ginocchio. Non ho pagato molto quando mi si è rotta la clavicola, ma solo perché ero abbastanza colto da sapere cosa fare. Se non l’avessi saputo, sarebbe stato giusto retribuire il tempo impiegato da uno specialista, per aiutarmi. Paghiamo i dentisti, …paghiamo i cardiologi, …paghiamo gli oncologi, …posso continuare per tutte le categorie. Ti prego, non dirmi che ai “pionieri” (o riscopritori) delle cure con cannabinoidi non dobbiamo riconoscere nulla. Non sono mica frati che girano col saio. E’ gente che ha una famiglia da mantenere, e che necessita di soldi per curare. Tu stesso hai diverse volte lanciato delle raccolte fondi.

Qui vorrei spendere solo due parole perché non posso dire altro. Le mie raccolte fondi sono state utilizzate interamente per riscostruire una casa dal terremoto (villaggio di Saping, Kavre), per acquistare uno zaino medico che sarà tenuto a casa mia (nella giungla, diventerà il punto sanitario del villaggio, semplicemente perché ci vivo io) e la porzione economica l’abbiamo utilizzata per dare vita ad un centro (che sarà anche casa mia) dove faremo educazione per i Bambini, insegnando loro che la terra e la natura hanno un valore; oltre a questo è stato possibile anche già far nascere 250 nuovi alberi da frutto e noci che saranno piantati tra un anno. Parlando di quelli che sono i miei bisogni, invece, vorrei spiegarti come si conduce la mia vita. Vivo in modalità “rinuncia” su una montagna insieme ad un rinunciante vero, un baba: non ci sono letti e si dorme per terra, il latte abbonda ma oltre a quello, un po’ di verdure e qualche dolcetto, l’alimentazione è molto basilare perché siamo ancora in attesa che i nostri giardini diano frutti. I bisogni, sulla montagna, sono resi al minimo, mancano i comfort di bagno, elettricità, acqua, supermercati ecc ecc. Ho deciso di sperimentare su me stesso cosa significhi “dover rinunciare a tutto per curarsi liberamente” questione che, ad oggi, viene molto spesso reclamata dai pazienti.


Anche io amo scrivere, almeno quanto te, e voglio fare un gioco: lasciare lo stesso concetto, ma cambiare le tue parole con qualcosa di più “pratico”, dettato da esperienza vissute. E se invece il pensiero del malato fosse: “a me non interessa tutta questa cosa della Cannabis, la sconoscevo e continuerei volentieri a disinteressarmi se non fosse per l’effetto terapeutico che ha su di me o, sempre per fare un esempio, sul mio bambino. Se la prendo/e sto/a bene e, siccome in Italia è illegale, c’è qualcun altro di competente che DEVE (ha il dovere) di fare di tutto (nel limite del legale) per aiutarmi….

Il problema è proprio questo “disinteresse” per una cosa che, in effetti, sul proprio organismo ha un effetto benefico. Ciò che passa in secondo piano è che queste persone possono essere consapevoli ed usufruire di questo beneficio solo perché la cultura nei confronti di questa pianta è stata mantenuta nonostante i duri colpi del proibizionismo.
Se io traggo beneficio da un qualcosa non posso arrogarmi il diritto di sostenere che “negli altri sia diverso”, non posso arrogarmi il diritto di sostenere che esista un utilizzo “sbagliato”. Disinteressandomi all’argomento, di fatto, si ammette la “maggiore legittimità” del proprio essere rispetto ad un altro gruppo di persone (e quindi di “esseri” altrettanto uguali a me) rispetto ad una definizione che potrebbe essere intesa in molteplici maniere, la personale ricerca della Salute.

Io, come ho fatto con ogni farmaco che mi è stato dato praticamente dalla nascita, mi limito a prendere quello che mi viene dato, e lotto affinché la mia vita migliori, affidandomi a persone che mi dimostrano competenza e umanità. Sarebbe bello se questo farmaco venisse dato a chiunque ne abbia reale bisogno, nessuno escluso. Purtroppo non sono capace di fare niente (magari per colpa della patologia, o della scarsa cultura, o del coraggio che manca a chi vive in questo Paese scoraggiante) e anche se mi dispiace, preferisco affidarmi alle persone studiate che certamente mi guideranno meglio di come potrei fare da solo”.

In questo assunto, se vero, devo rendermi conto che ho una considerazione di me estremamente bassa, che tendo ad affidarmi agli altri piuttosto che cercare una soluzione per me stesso, che ho deciso, implicitamente di rinunciare a formarmi una cultura anche se è un processo difficile ma che, soprattutto, devo essere consapevole che la parola “coraggio” per me è adesso vuota di ogni significato.


Trova le differenze!

Le differenze, a mio avviso, sono di “livello di consapevolezza”. Quello che cerco di stimolare nelle persone, con tutti questi scritti, che spero siano il più costruttivi possibile. Mi fa male vedere che dalle tue parole emerga una tale rassegnazione e consapevolezza di impossibilità di cambiare. Mi viene da chiedermi come sia possibile rendersi autori di un cambiamento al quale, in primis, non si crede fino in fondo.


Dai Simone, di cosa parliamo?

Trovo molta similitudine con il linguaggio di Andrea Triscuoglio. Arriva un punto che il vostro animo non riesce più a stare di fronte al discorso, tenta di evitarlo, e lo manifesta nelle parole.


Bambino di 7 anni, affetto da tumore al cervello diagnosticato all’età di 4 anni. 3 anni di chemio e radio terapia. Nessuna cura alimentare; nessun attenzione alla sua qualità di vita, di felicità, o di tristezza se preferisci. Il padre viene in una mia conferenza. Dall’indomani segue un alimentazione più corretta. Dopo una settimana il primo olio con cannabinoidi. Purtroppo è tardi. Il bimbo muore dopo neppure due mesi di cura, mentre fa l’ennesimo ciclo di chemio. Si chiamava Andrea, e non riesco a scordarlo.

Mi dispiace per il tuo disturbo post traumatico da stress a seguito della vicenda del bambino. ricordo il primo bambino che io ho visto morire, aveva 4 anni circa, io ne avevo 17, si chiamava Federico. Non riesco a scordare nemmeno la prima autopsia che ho visto di un bambino di 6 mesi, non ho resistito e sono uscito dall’aula. Ad oggi ringrazio quelle esperienze perché per non rendere vano il sacrificio di quelle vite ho deciso di applicare nella realtà l’insegnamento che avevo tratto grazie al loro “sacrificio”. Andrea è morto però, mi dispiace, secondo me non ha più dignità dell’altro milione e mezzo di bambini sotto i 5 anni che sono morti da Gennaio ad adesso (www.worldmeters.com). Io credo che quelle piccole anime abbiano tutte, ugualmente, lo stesso diritto di essere considerate.


Non sono un religioso, ma ho rispetto per chi ha fede, altrimenti un lodevole po*co*io lo lasciavo scappare. E se il padre avesse incontrato prima medici diversi da quelli a cui ha affidato suo figlio? nForse sarebbe morto lo stesso, o magari no. Il padre non ha certamente colpa: non era capace di far nulla, se non chiedere aiuto ai suoi simili “studiati”. Se si fosse informato a sufficienza, autonomamente sarebbe forse arrivato a coltivare qualche pianta. Sarebbe forse giunto all’inizio della fioritura, ma non a raccogliere la medicina che ha alleviato al bimbo, gli effetti collaterali della chemio. E di storie tristi come quella che hai raccontato una volta tu, sai quante se ne possono raccontare oggi? E non ci sono storie più tristi di quelle in cui i protagonisti avevano occhi belli come il cielo, e sorrisi splendenti come il sole. è strano scoprire come lutti particolarmente dolorosi, formino medici particolarmente coscienziosi.

No, Giuseppe, non sono d’accordo. I lutti non formano solo medici coscienziosi, sono le difficoltà della vita che fanno evolvere le persone, i lutti sono annoverabili tra le difficoltà. Fuggire dalle difficoltà avendo paura di qualsiasi cosa significa rinunciare a crescere. Questo, purtroppo, Giuseppe appare dalle tue parole, perché pur non essendo un religioso hai bisogno di una bestemmia per sfogare la tua frustrazione di non aver potuto fare niente. Tutte le domande che poni sono corrette, la tua bestemmia, a mio modesto avviso, però, conferma sia la tua inclinazione a trasgredire la legge (è ancora reato bestemmiare in pubblico e credimi, per me che sono veneto è una legge davvero paradossale però, sic est.) sia la tua necessità inconscia di trovare un colpevole in quanto, guardare dentro noi stessi fa molta più paura.


…continuiamo. 
Nessuno scommette sulle potenzialità della cannabis: sappiamo che ci sono; abbiamo già vinto!

Ok, e su questo concordiamo.

Commetti un errore grossolano nel paragonare il farmaco contro l’epatite (brevettato), con la cannabis che è l’insieme di fitocomplessi (non brevettabile). Nessuno ha interessi a porre “monopoli”. Ci atteniamo semplicemente alla legge. Se, ad oggi, alle farmacie viene imposto l’utilizzo di Bedrocan, Bedrolite, Bediol, Bedica, FM2, e al medico di prescrivere solo preparazioni derivate da queste, possiamo ragionare sino a domani ma il risultato non cambia: cercheremo soluzioni alternative, ma non possiamo permetterci altro.

Non credo che questa affermazione corrisponda al vero e che non ci sia interesse ad ottenere il monopolio visto che questo è alla base di tutte le persone che, inclini al potere, accettano come grande dono “le briciole che, accidentalmente, cadono dal tavolo dei porci”. Tutta la discussione tra i vertici italiani, compresa la direzione nazionale antimafia, è orientata verso un regime monopolistico. Tutti tranne uno, il monopolio stesso, come dichiarato nelle audizioni in commissione giustizia. C’è dell’altro che possiamo permetterci. Un’opera di VERITA’, questo sarebbe il coraggio vero nel nostro paese. Lo stesso coraggio ritrovabile in Falcone e Borsellino contro la Mafia. Lo stesso coraggio saltato in aria con quegli attentati e mai più recuperato dal popolo italiano. Questo sarebbe l’”altro” che vorrei vedere da così distante. Un motto di orgoglio e non un’iperbole di complicità.


Ad un certo punto del tuo testo, mi sento (forse erroneamente) inserito nel gruppo che vede la cannabis “certificata” come buona, e l’altra cattiva. Ma sai che coltivo cannabis da quando avevo circa 16 anni? Ho iniziato a fumarla a 14 anni circa. Ne ho 40. Ho smesso di coltivare cannabis per uso personale solo dopo l’arresto, ma mi occupo di cannabis per scopo industriale, e seguo le coltivazioni legali di cannabis da “fumo”, presso amici che vivono in Stati più civili del nostro. Sei certo che sia per PAURA della qualità che ci atteniamo a prescrivere cannabis riconosciuta dalla nostra legislazione? a te la risposta.

No, non è per paura della qualità che vi attenete alla legislazione, ma proprio perché lo fate da tempo, sapete come farlo e volete impedire ad altri di entrare in quel mercato per cui vi è costato tempo e fatica entrare. Volete proteggerlo e non riesco a darvi torto al 100%, per questo motivo ho deciso, per me stesso, di eliminare il problema alla radice. Me ne sono andato. La paura che menzioni è vera, però l’oggetto che vi attribuisci è a mio avviso erroneo. La paura riguarda le ripercussioni che “lo stato” è in grado di perpetrare su chi alza troppo la cresta. È per queste paure che viene rispettata la legge, non perché essa sia effettivamente giusta o sbagliata. Amara prospettiva ma, sempre a mio avviso, vera in maniera preoccupante.


Vera questione sicurezza
Lo spavento più grande dei pazienti è, che non funzioni. Temono che resti il dolore, o il tremore, o gli attacchi. Temono che il tumore non regredisca, che la nausea torni dopo la chemio. Temono l’ennesimo farmaco che non conoscono. Temono anche il pregiudizio, e l’ignoranza di certi elementi delle FF.OO. Non temono altro.

Sono assolutamente in disaccordo. La paura dei pazienti è di essere emarginati dal loro contesto sociale semplicemente perché usano una sostanza demonizzata da tutti. Hanno paura di quei terribili effetti collaterali millantati per la “cannabis ludica” sulla loro mente, hanno paura di diventare degli zombie e, alla fine di tutto, si, hanno anche paura che non funzioni questa cosa. Questo però a prescindere perché è una paura che i pazienti hanno per tutti i trattamenti e che non è certo intrinseca della pianta di Cannabis come appare dalle tue parole qui sopra.

Vera questione continuità terapeutica.
Che differenza c’è tra una Kritical ed una Haze? Entrambi hanno alte concentrazioni di THC, e scarse di CBD. Una però è un indica, ed una una sativa. Gli effetti sono totalmente diversi. Ci sono ben oltre 200 sostanze dagli effetti terapeutici nelle infiorescenze di cannabis, e queste hanno evidentemente azioni specifiche che variano al variare di percentuali che sono ancora ignote.
Da piccolo mi insegnarono che sapere cosa fumi, serve a comprendere meglio quali saranno i tuoi pensieri. Sapere che cannabis diamo alle persone, ci aiuta molto nel trattare la loro patologia.

Questo tuo assunto non trova riscontro nella verità perché se fosse come dici, dato che dei terpeni e dell’effetto entourage si conosce una parte di meccanismi, definibile ancora come trascurabile, ci dovrebbe essere molta più libertà di scelta per aumentare la variabilità campionaria ed essere più rispondenti alla realtà. Questo non è possibile in quanto i prodotti “sperimentabili” sono, a monte, molto pochi. Insistere affinchè questi vengano studiati il più possibile prima di poter aumentare la variabilità campionaria rappresenta un bias statistico di fondo che, però, non viene mai preso in considerazione dalla scienza. Anche in questo dovrebbe essere fatta un’opera di Verità, ed invece tu come continui?


Prova a dare del Bedrocan ad uno che soffre di insonnia, vedi che casino!?

CVD.


Tutto vero ciò che scrivi su me, Carlo e MediComm, ma mancano un paio di motivazioni:
MediComm, per essere “legale” e poter prescrivere cannabis a 15€ (per rinnovo prescrittivo), è dovuta diventare un s.r.l., ha preso un ufficio (paga un affitto) che è la sede legale; ha preso una segretaria che lavora anche il doppio di ciò che le spetterebbe; esattamente come fa il dott. Carlo Privitera che ha lasciato il posto in ospedale; ed io che mi occupo di correggere la maleducazione alimentare… e che all’una di notte sto ancora qui a rispondere a quelle che, ormai, interpreto come tue accuse nei nostri confronti. Carlo è un sognatore, e cerca di fare squadra con chi la pensa come noi. Scoprendoti sul web (forse fui proprio io a suggerirgli di contattarti), ti propose di collaborare.
Successivamente la cosa divenne impossibile: non potevamo girarti 15€ a prescrizione perché, in questa somma, sono comprese diverse spese di gestione del progetto stesso.
Inoltre, a che titolo?

Lasciamo perdere le spiegazioni non dovute, per cui, comunque, ti ringrazio. Come dicevo ognuno è libero di fare ciò che crede. Tutto bello quello che dici, però questo viene a conferma che ti serve un titolo “ufficiale” detto da qualcun altro, per fare un qualsiasi atto. 10 visite per 15 euro fa 150 euro. Per aiutare un “amico” li riesco a trovare anche io che sono veramente un poveraccio. Tutto sta in quanto mi interessa di quell’amico. Tale modus operandi è tipico di chi vede i problemi e non le soluzioni. Fair Enough. Come dicevo nessun problema da parte mia, non accuso nessuno infatti, osservo gli avvenimenti e basta.


Ci riproponemmo però di farti una donazione, appena possibile.

Questa affermazione è analoga alla vostra battaglia sulla cannabis “la legalizzazione arriverà, appena possibile”. Quello che mi dispiace è che per voi l’appena possibile assume un significato leggermente differente ,ovvero “appena saremo a posto con tutte le nostre cose, fino ad allora ci dispiace ma non possiamo”. Così come a me non è arrivata nessuna donazione ai pazienti non sta arrivando nessun aiuto “reale”, solo una lieve illusione che vi permette di continuare a condurre i vostri progetti.


Partito il progetto, abbiamo subito diversi rallentamenti, che ci sono costati soldi e fatica, e che hanno reso impossibile sostenere qualsiasi altra cosa. In compenso siamo cresciuti e, nonostante gli scarsi mezzi, stiamo aiutando un sacco di persone. Se cerchi una prova tangibile, fai un indagine tra i malati. Ci criticano gli antiproibizionisti, gli stessi che ho affiancato in ridicole proteste in cui non siamo mai stati più di un centinaio. Gli altri ci lodano, e noi speriamo e cerchiamo sempre di meritare i complimenti e l’affetto. 
Appena sarà possibile, data la nobiltà del tuo progetto, saremo lieti di aiutarti; come facciamo già con molte persone senza far troppa pubblicità. Ad esempio, vuoi raccontato una storia curiosa? Fabrizio Pellegrini, che appoggia e sostiene il tuo pensiero in tutto, ha ricevuto GRATUITAMENTE la prescrizione. Come c’è riuscito? Mi ha chiamato Rita Bernardini, mentre ero alla fiera di Napoli. Poi mi ha cercato anche Andrea Trisciuoglio (quello che tanto critichi). Mi hanno raccontato di Fabrizio, che avevo conosciuto anni prima a Roma. Dalla fiera chiamai Carlo, che si adoperò immediatamente per Fabrizio. Come ti dicevo prima, nelle 15€ sono comprese varie spese, che ho sostenuto io, mentre Carlo ha esercitato gratuitamente la sua professione. Chiedi a Fabrizio da quanti mesi ottiene la prescrizione e ritira il farmaco? Attenzione alle bugie: è tutto legalmente registrato, sia le prescrizioni che i quantitativi di cannabis acquistata in farmacia.

Fabrizio ho il piacere di sentirlo anche io, e non sono convinto a pieno che tu abbia raccontato la storia completa, non importa, sono pettegolezzi, anche se molto gravi nella sostanza.
Ci sono altre cose su cui devo fare il misterioso perché il disclaimer legale in prima pagina del progetto che mi era stato inoltrato dal Dr. Privitera me lo impedisce legalmente. Però suvvia, Giuseppe, io e te sappiamo com’è, nella sua interezza nazionale ed internazionale, il progetto che state portando avanti. È per questo che io non ero più “utile”, perché la mia presenza poteva metterlo a serio rischio agli occhi di quelle persone che devono approvarvi tutte le scartoffie e che, ormai è palese, non mi hanno molto in simpatia.



Tornando un attimo ad Andrea: ricordi ancora la lunga discussione sull’argomento “La Piantiamo”? Ricordi il mio punto di vista? Non ci si può inventare nulla, i fatti concreti si evincono dall’osservazione della realtà. I punti oscuri possono essere chiariti solo dialogando, e voi avete perso la capacità di farlo. Andrea è un malato che ha sempre sostenuto l’auto-produzione. E’ stato tra i primissimi a portare il problema in TV, e dentro il Parlamento. Se oggi si parla di cannabis e terapia, e di legalizzazione, è grazie anche a Lui, ai Radicali, ad associazioni per la cannabis terapeutica, agli antiproibizionisti organizzati in associazioni varie, …e forse grazie anche a qualche avanzo di galera che, giuro, preferirebbe aver fatto a cazzotti con te per spiegarti queste motivazioni, piuttosto che pigiare, di sabato notte, su questa tastiera. …almeno ci sgranchivamo un po’

Sono felice di sapere che in giro per l’Italia ci sono degli “avanzi di galera” appartenenti ad un’associazione che mi ha già diffamato pubblicamente che preferirebbero fare a cazzotti con me invece che avere un discorso costruttivo. I cazzotti arrivano quando si finiscono le argomentazioni del tutto, sono felice di abitare molto distante da queste nobili persone dalle modalità convincenti di persuasione. Mi viene da chiedermi se la vicinanza con loro non ti abbia portato un po’ ad analoghi ragionamenti.


Tu scrivi di casi clinici e ragionamenti clinici basati sulla normale fisiopatologia umana. Ma, secondo te, come opera MediComm? Oltre a fare terapia e ricerca, stiamo cercando il dialogo con le istituzioni per comprendere come porre fine a tutto questo schifo.

Nella mail del Dr. Privitera mi veniva inoltrato anche la bozza di database oltre al business plan. Siccome era l’idea che mi piaceva di più ho iniziato a provare a dare il mio contributo. Ad oggi vedo che la parola ricerca viene spesa senza avere riscontro concreto. Con il Dr. Privitera si era pensato ad un database pubblico, accessibile e fruibile dalla più ampia percentale di medici possibili. Ad oggi sul vostro sito internet non c’è la presenza di alcun database, conferma della poca importanza che ha per voi e che il Dr. Privitera aveva dimostrato nei confronti del mio interesse “si ma quella è una cosa che va affinata successivamente” mi disse. Fair Enough, ma non è il mio modo di procedere, la ricerca viene per prima, perché e con quella che si aiutano veramente le persone.


Grassi è una persona che nessuno conosce e tutti accusano. Ma di cosa? Se ha commesso un errore, è stato quello di dare la sua opinione personale su cose che non gli competono. A tali osservazioni puramente personali (sono semplicemente le sue idee) alcuni hanno dato valore diverso. Tra questi lo stesso Sistema Proibizionista che ha fatto passare il parere di Giampaolo Grassi, come un parere “autorevole”. …praticamente come se chiedessero a me se fosse giusto l’obbligo di microcip per i tifosi di calcio, al fine di monitorarli durante le partite. Magari, vedendo ciò che accade durante i derby, anche io potrei esprimermi a favore. Ma che ne so io di calcio? Cosa ne sa davvero Grassi di cannabis? Se i suoi pregiudizi lo portano a vedere in ogni consumatore di marijuana un tossico, potrebbe mai essere favorevole all’auto-produzione?

Risolviamo la questione di Grassi in poche parole. Ha dimostrato veramente poca competenza nel suo lavoro e nonostante questo continua a mantenere la sua posizione e a sentenziare su quest’argomento per proteggere il proprio privato interesse di costituire un coordinamento di centri italiani di cui lui possa esserne responsabile (nonostante la scarsa capacità) in modo da veder crescere esponenzialmente il suo stipendio e avere quel riconoscimento ufficiale “di essere bravo” che lui non riesce a trovare dentro di se, dimostrando scarsa voglia di migliorare aprendosi a nuovi concetti. Lascerò perdere anche in questo caso i vari pettegolezzi terrificanti di cui sono a conoscenza, ma che resteranno “sussurri” senza troppa importanza.


Non so perché ACT non pubblichi i tuoi post, ma vedo che ti importa il giusto, ossia nulla. Mi parli di frustrazione, tu che sei sempre stato osannato come un eroe. Non mi voglio assolutamente vittimizzare, ma ho qualche motivo in più per sentirmi frustrato; almeno quando si parla di cannabis. Io inseguo la mia utopia, che penso non sia molto diversa dalla tua. Spero che tu possa apprezzare il mio sforzo nel cercare di mostrarti qualcosa che forse mancava alla tua analisi. Sono felice di leggere che hai trovato la soluzione ad alcuni problemi; e quello che abbiamo fatto anche noi. Altre soluzioni, per altri problemi, le stiamo sperimentando. Io spero sempre di trovare il modo di venirti a trovare; e spero che questo nostro scambio di idee risulti costruttivo, anche per gli altri.
Penso di non avere null’altro da aggiungere.

 

 

Io credo invece che le nostre due utopie siano profondamente differenti. La tua è quella di ottenere un riconoscimento per aver aiutato delle persone malate e quindi una sottocategoria del genere umano, la mia invece, mira ad aiutarlo tutto. Quando vorrai ti aspetterò, spero sempre che le persone, venendo a contatto con una realtà completamente differente, mettano in discussione, nella radice le loro convinzioni, preparandosi in tal modo alla (r)evolution, stavolta però Evolviamo e basta, la R la lasciamo cadere, così come tutti i nostri bisogni di una società ormai alla deriva.


Hara hara mahadeva.

Simone.